sabato, settembre 30, 2006

perdersi e isredrep


metti che una sera di febbraio, ti ritrovi nella tundra, fa freddo, spira un vento crudele che ti sferza il volto, metti che nevica, che la neve è in verità ghiaccio, che fa male, ti graffia le guance, ti entra negli occhi, metti che senti il naso congelarsi, sei solo.
metti non eri partito solo, ma in compagnia, eri partito in compagnia in un viaggio nel quale doveva solo essere primavera, ma mentre viaggiavi non ti rendevi conto che il paesaggio cambiava, non era più la dolce provenza, ma cambiava stranamente, ma te non te ne accorgevi, metti che proprio quella sera di febbraio, solo quella sera di febbraio ti sei reso conto che eri da solo, senza la compagnia con la quale eri partito, nella fredda tundra senza sapere ne come ne perchè sei arrivato li. ecco, metti tutto questo, cosa fai?
hai due strade, la prima è quella di prendere e ficcarsi una pallottola in testa, ammesso che trovi una pistola, si perchè d'altronde sei solo, sperso, non vedi l'orizzonte, coperto dalla neve, non vedi anima viva, ti ritrovi come un povero scemo, forse il suicidio è la cosa migliore da fare, ma hai sempre una seconda scelta, si perchè tutto sommato continua ad essere speranza fino a quando c'è almeno una scelta alternativa. spesso non è facile trovarla, a volte è nascosta, a volte si dispera pure l'esistenza di questa seconda scelta, ma c'è quasi sempre, quasi sempre fino a quando non ti ritrovi solo con la madama morte. diciamo che scartiamo il suicidio, se non altro perchè tra la ricerca della pistola, le pallottole e la ricerca del coraggio, beh a quel punto c'è passata proprio la voglia di spararci, si diciamo che optiamo sin da subito, senza esitare sulla seconda scelta, qual'è la seconda scelta? beh direi che è quella più semplice da pensare, prendere, stringersi nelle braccia per non sentire altro freddo e continuare a camminare fino ad un territorio amico. diciamo che affrontiamo tutto il tragitto fatto di neve, ostacoli, vento, lupi e tutto quello che vi può saltare per la mente, ecco diciamo che nonostante tutto arriviamo in una valle, verde, il vento è più caldo, le nuvole si stanno iniziando a diradare, ma cosa più importante non c'è più neve, solo erba, si fa freddo, ma almeno non si gela. come è successo?
beh camminando il paesaggio cambia, il mondo non è tutto uguale, si passa da una parte all'altra del globo passando per sempre diversi punti del globo stesso, beh diciamo che a camminare ed a metterci impegno ce la si fa ad arrivare ad una valle verde cazzo, prima o poi una valle verde l'incontri no? ecco, l'abbiamo trovata, è verde, bella, ci sono alberi in lontananza, ma la cosa più bella è quel verde dell'erba, è proprio quel verde luminoso che si vede in autunno, quando piove tanto e la luce del sole è ancora amica dell'uomo saggio, ovvero c'è per più di otto ore al giorno. ecco che siamo nella nostra valle verde, cosa facciamo? possiamo fermarci e cercare di innaugurare un nuovo insediamento umano, tuttavia sappiamo che da soli difficilmente riusciremmo a riprodurci e che presto o tardi arriverà la vecchiaia e a coltivare tutta quella terra non ce la si fa da vecchi, possiamo sempre sperare che arrivi una donna o un uomo con cui riprodursi, tuttavia la speranza non è una scelta, è una speranza, e spendere energie nella mera speranza è tuttosommato sbagliato. io direi che la cosa migliore da fare è quella di ripartire, si magari nutrirsi, accendere un fuoco, fare un bivacco dove riposarsi per qualche giorno dalle fatiche della neve, del freddo, del vento, si ma solo una sosta breve tanto per riprendere energie e ripartire. ecco che quindi dopo esserci fermati, approntato un bivacco ci troviamo davanti al nostro fuoco, abbiamo magari trovato una lepre tanto gentile da farsi ammazzare e cuocere e stiamo li, soli a pensare, a pensare alla risposta per una domanda di interesse vitale per noi: "e ora che faccio?" si perchè a questa ferale domanda abbiamo due risposte:
1) riparto alla ricerca di nuovi orizzonti prendendo la direzione opposta rispetto al luogo da cui sono partito in origine con il mio compagno di viaggio
2) cerco di ripercorrere la strada che mi ha condotto la per capire dove cazzo è finitop il mio compagno di viaggio
si perchè questo minchione da qualche parte sarà finito no? e se invece che lui i minchioni fossimo noi? beh due opzioni importanti direi, si perchè la prima consente di andare avanti senza curarti di quello che è stato, la seconda impone di rifare il tragitto a ritroso con ciò ritornando nella tundra con tutto quello che ne consegue. io che farei? io prenderei la seconda strada.
si perchè penso che se si parte in due bisogna anche arrivare in due e se mi sono perso il compagno le cose sono due: o mi sono perso io o si è perso lui. vallo a capire quando ti ritrovi da solo nella tundra e poi su una vallata verde...
così è che ritorniamo indietro riprendiamo la strada dell'andata a ritroso, ma quando pensiamo di rincontrare la tundra, quella non c'è più, lo sai che la strada è giusta, si perchè quei pochi punti di riferimento che non erano coperti dalla neve, quei pochi arbusti visibili ci dicono che la strada è quella, ma il paesaggio è diverso, meno cattivo, meno aggressivo, meno ostile, ma noi camminiamo pensando, si ma dov'è la fregatura?
e la fregatura non c'è perchè la tundra finisce e riprendiamo quella strada che avevamo fatto, crediamo in compagnia del nostro compagno e riprendiamo a pensare "ma dove l'avrò perso?" e "qual'è stato l'ultimo momento in cui l'ho visto o sentito accanto a me o dietro di me?" ma non te lo ricordi, finchè camminando, camminando non c'arrivi, eccolo qua quel torrente, è proprio lui, me lo ricordo, qui stavamo parlando, eravamo insieme, sisi era proprio qui che abbiamo passato quel bel pomeriggio insieme, noi due soli, il vento, il rumore dell'acqua e noi a chiacchierare di noi due, a sognare un po', a sorreggerci a volerci bene. era proprio qui, ma poi dopo di questo è possibile che in tutta la strada che ho fatto non c'è un altro luogo in cui non sono sicuro di aver passato neanche un attimo con il compagno? porco cane, non è possibile che da questo punto in poi ci siamo persi. a questo punto arriva l'ultima delle scelte:
1) lo vai a cercare e vedi di capire come è stato possibile che hai preso una strada diversa dalla sua,
2) rimani li e poi riparti per un'altra strada.
beh ovviamente a questo punto, fatto trenta faccio trentuno e mi incammino alla ricerca del compagno, beh non è semplice capire che strada abbia preso, forse di qua, forse di la, forse su o giù? cosa avrei fatto io nel mio compagno se mi fossi sbagliato? o forse mi sono sbagliato io, e se avessimo sbagliato entrambi? ah si ecco, noi saremmo dovuti andare di la, ma io sono andato da quella parte e lui? avrà preso la strada giusta o quella sbagliata? porco giuda! maddai non posso essermi sbagliato solo io, ci saremmo sbagliati entrambi, diciamo che ci siamo sbagliati entrambi, ecco, perchè ho preso di la? massì me lo ricordo, mi piaceva di più, c'era quell'albero che mi ispirava e a lui cosa avrà ispirato? dai lo conosci bene! ecco! ci sono, si! è andato di la, vediamo di andarlo a cercare.
è così che ci sembrerà assurdo che prendiamo la strada giusta che è poi la strada sbagliata del nostro compagno ed iniziamo a capire perchè abbia preso quella strada, ci sembra evidente, lampante, guarda che roba, ha preso la strada che io non avrei mai preso, ma che lui ha inevitabilmente trovato migliore, vediamo di capire perchè e mentre cammino cercando di raggiungere il mio compagno di viaggio tutto ti si fa chiaro, anche quella alla fine non è una strada semplice, piena di curve, salite, spesso fa freddo, c'è spesso vento, certo non la tundra, ma vallo a sapere cosa c'è davanti, oltre quella collina, vai a capire cosa ha incontrato lui, magari è come la mia tundra, un giorno è fredda, il giorno dopo no. è così che riprendendo a camminare sulla strada del compagno, già ti accorgi che stai riprendendo a viaggiare con lui, separati, ma insieme, chissà dove lo rincontrerò, chissà quanti passi dovrò fare prima di raggiungerlo, chissà se dopo che lo avrò raggiunto mi dirà "guarda amico che io ho preso di qua perchè non volevo più continuare con te e non intendo continuare", oppure magari mi dice: "eccoti! porca miseria ci siamo persi, beh, vediamo di essere più attenti in futuro" e giunti al primo bivio magari potremmo guardarci e dire: "che strada facciamo?".

sabato, settembre 16, 2006

viaggiare lentamente


per il lavoro che faccio mi trovo spesso a spostarmi in altre città, quando mi capita, quindi almeno una volta a settimana uso spostarmi in aereo, un po' per velocità, un po' non lo nascondo perchè sto raccogliendo miglia utili ad ottenere biglietti premio, tante tante miglia e così mi sposto volando. adoro l'aereo, mi piace la sensazione orgasmatica del decollo, mi piace dormire nell'aria rarefatta dei 30.000 piedi, mi piace essere servito e riverito, mi piace insomma, poi andando avanti con la mia raccolta punti di lusso ho ottenuto anche non pochi benefici, come quello di poter aspettare nelle sale vip. le sale vip dell'Alitalia sono molto ben curate, molto comode ed offrono innumerevoli servizi e spiegazioni di come il vettore aereo nazionale butti i suoi soldi. Tutto è gratuito, dal succo di frutta al caffè, dalla connessione ad internet ai dolcetti, insomma è un mondo tutto gratis che potrebbe essere pagato, almeno a coprirne i costi, ma questa è un'altra storia. e così mi muovo tanto, vedo molti posti, molte facce, molti ristoranti ed un numero incredibile di alberghi. gli eventi che accomunano tutti i miei spostamenti ovunque io debba andare, sono vari, si corre in macchina per arrivare in aereoporto, si corre al check in, magari anticipato via telefono (c.d. telecheck in) così da arrivare ancora più tardi all'aereoporto e una volta fatto il check in non si vede l'ora di partire, di muoversi verso la meta dello spostamento. una volta giunti si corre a prendere una macchina a noleggio o un taxi e poi si corre all'appuntamento di turno o all'hotel prefissato. La sera si mangia velocemente, salvo poche eccezioni, a volte se sono solo e non mi va di intristirmi in un ristorante me ne vado da Mc Donald's e poi via a nanna. Se poi la trasferta è di un giorno solo, le corse sono ancora più veloci, le parole sono misurate per paura di farsi incastrare dal volenteroso di turno e così via. si insomma, gli spostamenti per lavoro sono inevitabilmente caratterizzati dalla fretta, dalla voglia di partire prima di raggiungere la destinazione e dalla voglia di tornare quando si è la. mi chiedo se posso definire questo tipo di spostamenti con la nobile parola di viaggio. il viaggio è qualcosa che prima di tutto inizia dentro di se, è una cosa estremamente intima il viaggio, già la parola è masticata, è dentro la bocca, a ripetere la parola viaggio si mangia qualcosa, la si mastica come per prepararsi a mandarla giù, è così interno il viaggio che rimane dentro il nostro stomaco, la nostra pancia, i nostri polmoni per tutti il tempo necessario. E così raramente io viaggio, anzi posso dire che non mi capita quasi mai; anche perchè la fretta che caratterizza gli spostamenti d'affari spesso va a contagiare anche quegli spostamenti che si fanno per piacere. quando si parte per le vacanze magari si corre in macchina per arrivare a destinazione, poi si ha la fretta di fermarsi e c'è chi si stressa per il ritorno già qualche giorno prima di dover ripartire. questa estate, come è ormai noto, sono andato in spagna e se non fosse stato per gli scioperi di iberia mi sarei trovato a non viaggiare per raggiungere la destinazione predestinata. infatti quando siamo arrivati all'aereoporto abbiamo scoperto che l'aereo era cancellato a causa di uno sciopero all'aereoporto di barcellona che stava bloccando ogni comunicazioni verso la città catalana, la compagnia è stata quindi costretta a spedirci in spagna via nave, un viaggio di ventiquarttro ore sul mare, ecco si che la nostra vacanza si è tinta di viaggio, un viaggio vero, un viaggio in cui arrivare a destinazione non è questione di ore ma di un giorno. si perchè l'elemento fondamentale del viaggio è proprio il tempo necessario ad arrivare a destinazione. se parto da roma con l'aereo per, non so, milano, in un'ora sono a linate, se decido di andare con il treno ci metto otto ore, se vado in macchina ce ne metto altrettanto con l'autostrada, ma se faccio le strade statali ci metterò molto più tempo, dipende da tante cose. quello che intendo dire è che più breve è il tempo per arrivare a destinazione, meno possibilità ho di generare quel metabolismo del viaggio, quella masticazione del viaggio che accennavo poc'anzi. sono partito per potenza, un viaggio di lavoro, ma strano, anomalo, ho fatto, per una volta, solo il fattorino. lasciato a casa l'abito, la cravatta, i gemelli e la camicia, vestito di jeans e t-shirt con il mio bello zaino della eastpack mi sono mosso in treno alla volta del capoluogo lucano. sono partito dall'urbe alle 15,45 e sono arrivato a destinazione alle 8,30 di sera. il treno ha portato un'ora di ritardo, non mi sono smosso di una virgola, avrebbe potuto essere in ritardo di due o tre ore, ma non mi sarei assolutamente innervosito; dovreste vedermi quando l'aereo è in ritardo come divento nervoso, ma questa volta erano giorni che preparavo dentro di me questa trasferta, erano giorni che mi gustavo questo viaggio. normalmente quando mi muovo per lavoro evito il treno, troppo lento, questa volta l'ho cercato e l'ho preso. un viaggio lento, passato a sentire la musica, a leggere, a sognare, a guardare le persone, un viaggio vero, sentito dentro, il treno passa per le città, ti fa intravvedere i panorami, ti fa sentire le voci, ti fa godere del paesaggio che cambia. Il treno passa accanto al mare e te lo mostra più scuro del solito a causa dei vetri foumé. il treno si ferma e ti permette di guardare in faccia i tuoi compagni di viaggio, ragazze, uomini, vecchiette. il treno è anche pieno di gente strana, chissà se anche io divento strano in treno. tanti viaggiatori sembrano dei diseredati, altri lo sono davvero, molti cercano compagnia, altri la evitano. vedi persone che leggono, cosa rarissima, vedi vecchiette incazzate perchè non trovano il loro posto e se lo trovano è quello sbagliato, ma chissenefrega litigano lo stesso con il legittimo proprietario di quel posto, solo perchè sono stufe di cercare il loro posto. ho scoperto che il viaggio è una cosa seria, è una cosa umana, umanissima, il viaggio è l'uomo che si arricchisce, e d'altronde l'uomo nasce viaggiatore, scenziato, essere intelligente che vuole conoscere, ma il piacere del viaggio è che ti permette di conoscere te stesso prima di tutto ciò che ti circonda. si perchè ora, dopo questo viaggio, ora che sto tornando a casa, lentamnte, senza nessuna fretta di arrivare, ora che questo cinese del cazzo sopra di me sta sbattendo il suo borsello sul mio pc, ecco ora mi conosco di più, mi apprezzo di più e mi amo di più. questo viaggio lo dedico a claudio baglioni, si, lo dico, mi piace l'hip hop, lo sento a manetta a tutto volume, lo ballo, credo nella thug life, ma in questo viaggio è claudio baglioni che mi ha accompagnato, è incanto, il suo dal vivo tutto al pianoforte che ha fatto da colonna sonora di questo vero viaggio. così, il cinese si è finalmente spostato, "con tutto l'amore che posso" sta iniziando e io riprendo a leggere il mio libro, un libro su un viaggio "rotta ad oriente" un viaggio per mare, lento, lungo e pericoloso.

Signor Hood, rotta sud-sud est, scendo in coperta a prendere un caffè, il barometro scende e più tardi armeremo dei paterazzi di rinforzo.

martedì, settembre 12, 2006

mannaggetta!!!


allora, devo protestare con google perchè questo blogger del piffero non mi permette di controlinkare il blog di una amica. questa cosa è assolutamente disdicevole e non posso che scrivere qui, seduta stante il link a tale blog: http://mannaggetta.spaces.live.com/

la foto del trio l'ha scattata lei, l'impareggiabile, l'inestinguibile, la pervicace, coriacea, lei, la regina della notte e del giorno, lei la sola, lei l'ineguagliabile, lei la imperdibile, lei, sempre e solo lei:

ELIDE, SUGAR, P****** (sotto)


le iene

due parole a chi legge, in questo mese di settembre dell'anno del signore 2006 si inizierà con la preparazione delle MIE iene. il mio spettacolo, con i miei attori. le iene, di quentin tarantino come le vedo io saranno più cattive, più spietate, più ciniche. non ci sarà nessuna pietà.
vi aspetto a teatro e nel frattempo, se mi girano i coglioni vi scrivo qualcosa anche qua a proposito della preparazione, ma se i quel giorno mi rode il culo non scrivo proprio nulla.
sono alla ricerca di attori, non per questo pezzo, ma per altri che sono in cantiere. se avete voglia di recitare ed abitate a roma nord scrivetemi: lu.zdogg@gmail.com

the white night

ok, I'm not english, but I promise to a my friend to write down my story about the roman white night in english to allow her reading it.
so, a little introduction is a must. my brother told me that many strange things are going to be done during that night, he told me about some giraffes walking around the city eating the leafes of the trees, can you imagine giraffes in rome? eating dirty leafes covered by the so called fine powders? can you imagine the damages that the municipality would have to pay for the death of a giraf? ok. the girafes was PAPER giraffes, and some guys drove them to do many strange things, someone was singing, another one was shoting with a gun and the giraffes was eating nothing.
ok my white night wasn't a real white night. I met some friends, we went to restaurant and than we join some other friends to stay together, nothing else, I haven't enjoyed any show, but was an amazing night. at the end of the night, sunday morning I woke up in anagnina street, in front of ericsson, in my parents car, I went down the car and statching my ass I looked like an alien at the eyes of people standing there watching that scene.
Hip Hop man, hip hop!

sabato, settembre 02, 2006

vibrazioni

e solo la voce vibra un pianto
di disperata follia che urla
a dispetto della pace della notte
il dolore di un uomo solo.

lunedì, agosto 21, 2006

rome by night


ancora due parole sur paesone.
si perchè nelle mie mille contradizioni, ieri sera sono uscito con una mia amica venuta a trovarmi dalla russia, san pietroburgo per la precisione e da qua siamo andati al centro di roma. ma che bellezza! io vorrei poter venire a roma da turista, girare la mia città come un turista è qualcosa che riempie il cuore di gioia. tanto per dire il giro che abbiamo fatto, parcheggiata la macchina all'unico parcheggio cittadino degno di essere nominato tale, ovvero quello di villa borghese, siamo arrivati attraverso il tunnel fino a piazza di spagna, non bevevo dalla barcaccia da quando ero bambino, ma quanto è bello mettersi seduti sul bordo della fontana a sentire l'acqua ed a parlare, vedere i turisti, farsi rompere i coglioni dai fiorai... beh siamo rimasti li un po' poi siamo saliti sulla scalinata di trinità dei monti e da li, fatte le foto di rito, ci siamo spostati lentamente verso il pincio. era sera e la città era tutta illuminata, si vedeva la cupola di san pietro, il vittoriano, il gianicolo, castel sant'angelo, mentre la strada era quasi deserta ci siamo diretti su per villa borghese per vedere roma dal pincio. e sopra piazza del popolo ho visto finalmente i freddi occhi postsovietici riempirsi di emozione, cazzo che roba da lassù, peccato per l'obelisco in restauro, ma poco male, la piazza era qualcosa di spettacolare tutta illuminata. il pincio poi, rispetto al gianicolo è più suggestivo, ha la bellezza della villa e crea un'atmosfera di intimità che il gianicolo non è poprio in grado di generare e così presi dalla magia della città eterna ci siamo addentrati dentro villa borghese, Ekaterina Michailova (che figata i russi!) era intimorita dal giardino vuoto, dal rumore degli uccelli, dai pochi passanti, ma presto ha anche lei potuto apprezzare il fascino senza tempo di quei viali in cui da un momento all'altro potrebbe comparire qualcuno, magari vestito in marsina che passeggia bastone alla mano e cappello in testa. la magia della villa è esaltata la notte dai lampioncini a luce bassa e gialla, come se non fosse mai stata installata l'energia elettrica e ancora il gas alimentasse le luci pubbliche. camminando in silenzio, il vialone ci ha ricondotti nuovamente verso il parcheggio, lentamnete abbiamo fatto la salita verso porta pinciana e li, pieni di nuove sensazioni di una città che riesce a distribuirne a piacimento abbiamo ripreso la macchina.
grazie ancora roma mia per queste cose.

martedì, agosto 15, 2006

italian girls, you'd better fuck off


just to be international, just to say thanks to spain and spanish girls that has open my mind and made me change idea about italian girls. is a national problems for guys to meet new girs, if you meet a girl during an annoying queue for disco and try to talk her you can have two different reaction, one tipically italian, the other tipically not italian.
The italian reaction:
Guy: hi...
Girl: hi...
Guy: how's going on? this disco is the coolest disco in the city, so I was sure to meet the coolest girls of the city (smile)
Girl: really? (not smile)
Guy: for sure, however my name is Lu.z Dogg (give her the hand), it's a plesure to meet one of the coolest girl of the city (smiling)
Girl: (not smiling, giving him a lazy gelatinous hand) my name is Monica (the eyes goes around looking for some friend)
Guy: is your first time here isn't it? I've never met you before...
Girl: I use to come here every saturday, and now, I'm sorry I have to go...
Guy: ok, sure, we'll meet dancing (new smile)
Girl: yes, yes (not smile)

Not Italian reaction
Guy: hi...
Girl: hi...
Guy: how's going on? this disco is the coolest disco in the city, so I was sure to meet the coolest girls of the city (smile)
Girl: (smiling) oh, so I'm here, are you surprised?
Guy: No, no! (smiling) I'm not surprised, this is the problem...
Girl: ...the problem? (new smile)
Guy: ok, ok... my name is Lu.z Dogg, it's a pleasure to have a non surprising meeting with a surprising coolest girl of the city
Girl: Oh (smile) my name is Monica, where are you from?
Guy: I'm from Italy, and you?
Girl: Germany (but Spain, Holland, England, France is the same), where in Italy?
Guy: Rome...
Girl: Rome!? Cool! I would like to go there!
Guy: I can guide you!
The people is entering, is the turn of our friends
Guy: are you alone here?
Girl: (smiling) the coolest girl of the city can be alone? I'm with some friends, if you want to join us inside you are welcome
Guy: cool, I'll join you as soon as I find my friend, see you dancing
Girl: for sure!

Now the two dialogs are quite real, where is the difference? Italian girls are non friendly, narrow-buttock, the feel themselves as the best and the most beautiful girls of the world (is not true!!!), other country girls are open minded, friendly, I don't really now if the buttocks are open, but you can surly talk with them without feel yourself as a stupid, failed man...
Italian girls wake up!!!!!!!
Please...

Mr Hood, new route 180° south until the wind change

er paesone


odio dirlo, ma la mia città è un paesone. l'altra sera sono andato a fare una passeggiata a trastevere, nel mondo de "semo tutti trasteverini", a parte il fatto che a me trastevere sta decisamente sulle palle e che quindi a me trasteverino non me lo da nessuno, non posso negare il fascino di passeggiare tra i vicoli di quello che passa come il quartiere dei romani de roma. (tanto per ribadire) a parte il fatto che trastevere vuol dire trans tiberim, ovvero dall'altra parte del tevere, quello era un luogo dove gli antichi romani andavano a commerciare schiavi, magari debitori insolventi che non potevano essere venduti come schiavi dentro le mura cittadine visto e considerato che magari erano cittadini dell'Urbe. trastevere di caratteristico romano tuttavia una cosa ce l'ha: è un paesone. e roma è tutta un paesone, si perchè si respira aria di paese a passeggiare tra le bancarelle dislocate lungo la passeggiata sul fiume dove si vende porchetta d'ariccia, c'è la cartomante, il coglione con il risciò, magari urlante, si c'è un'aria da paesone a vedere le coppiette passeggiare, scusate ma che tristezza.
ricapitoliamo, d'inverno lo struscio si fa a via del corso, gli acquisti coatti pure, quelli buoni si fanno la dietro, esattamente come in ogni paesone che si rispetta, si poi c'è piazza venezia, piazza navona, ma che piazza navona non è una piazza da paesone? si poi c'è piazza montecitorio e piazza della rotonda, ma che piazza della rotonda non è una piazza da paesone? voglio dire, a roma abbiamo un sacco di piazze, bellissime per carità, ma ancora, nonostante i secoli, il papato, la monarchia e la repubblica non si sono liberate della puzza delle pecore che ci andavano a pascolare fino a centocinquanta anni fa!
e allora si che siamo tutti trasteverini, semo boni, se volemo bene, semo romani de roma, ma 'sta roma vuole crescere o no? i romani, tanto fieri della loro città si accorgeranno mai che vivono nella capitale? hanno mai visto un londinese? uno di amsterdam, di parigi? la musica per strada, per carità ci rovina il sonno, i locali aperti di notte, per carità 'sti regazzi fanno casino fino a tardi, i taxi la notte, per carità te devi cavà un occhio per pagarli, gli autobus la notte, per carità non sai dove prenderli e dopo che hai trovato il capolinea e scopri che devi andà a piazza san silvestro per prendere quello giusto e magari sei a piazza venezia te vojo vede io! a londra tutti i mezzi notturni partono da trafalgar square, a roma da cinquanta posti diversi, cinquanta posti che poi fanno i cinquanta paesi che costituiscono il paesone. vuoi andare a ballare a roma? vai a testaccio, paghi 15 euro l'entrata, se sei con un amico non entri manco a corrompere il buttafuori, però vai a ballare, ma ad amsterdam no, la discoteca è in centro, entrano omini, donne, froci, bambini, a coppie, scoppiati, da soli, ma che je frega, certo ti perquisiscono magari all'entrata, ma 'sti gran cazzi so' entrato in discoteca e posso ballare, a quanto? 15 euro per 3 consumazioni e se non bevo? non pago, si perchè l'entrata la paghi 5 euro (una consumazione) le altre consumazioni le prendi al bar, 5 euro a botta... la discoteca più figa della città... altro che art caffè, il locale più fico del paesone...
insomma, viva la porchetta d'ariccia, ma io non morirò mai trasteverino!

Signor Hood, viri a 90° est, mi ritiro nel mio alloggio, il barometro scende, il vento cambierà e ricominceremo a viaggire ad ovest

sabato, agosto 12, 2006

una critica al nuovo guru

<-- CAPO TRAFALGAR

La mia vacanza l'ho fatta in Spagna, in Andalusia in particolare, la Andalusia Dolorosa per la precisione, y muy lacrimosa tanto per puntualizzare. una vacanza divertente, decisamente divertente, fatta di nottate brave, donne, musica a tutto volume, balli, buche (tantissime), innamoramenti (uno), sesso (decisamente molto più vicino allo zero che all'uno). Insomma una vacanza di quelle da non dimenticare, fatta con un amico da non dimenticare, piena di divertimenti da non dimenticare. Una fuga dalla realtà normale che ci prende da dietro e a volte ci accoltella quando meno ce l'aspettiamo, un modo per andare via da questa normalità che si riflette nel nostro modo di essere. Finalmente sono andato a Gibilterra a vedere le colonne d'Ercole. Ci sono tre punti del globo che vorrei veramente andare a vedere, il primo sono le Colonne d'Ercole e quello posso dire di averlo messo in portafoglio, il secondo è Capo Nord e quello prima o poi lo raggiungerò, il terzo, un po' più complesso, è Capo Horn, ma la vita è lunga e non sono solo le vie del Signore ad essere infinite.
A proposito di portafoglio... posso anche dire che questa vacanza è stata una decisa apoteosi del gioco lippiano, poco, brutto, concreto e mirato a portare a casa il risultato. Si è vero che poi il risultato non ce lo siamo portati a casa, tuttavia non possiamo certo dire di aver perso, insomma Gianfranco+Luca vs Andalusia (dolorosa) 0 - 0. Che vuoi di più dalla vita? I due vecchi gheparti che tornano a ghermire, a ruggire, a combattere, con tutti gli acciacchi dovuti all'età, con le rughette intorno agli occhi che si iniziano a mostrare, con qualche pelo bianco della barba o del pizzetto che inizia a spuntare ancora, alla veneranda età di 34 anni ci possiamo permettere impunemente di presentarci come maturi 25enni, una tristezza? Massì! E poi se ci avessero detto che l'età media della popolazione turistica di Torremolinos era di 22 anni forse avremmo proprio evitato di andare.
Ovviamente oltre che a correre a presso alle gonnelle durante questa istruttiva vacanza ho capito un'altra cosa: Fabio Volo si è rincoglionito.
Già non sopporto Beppe Grillo perchè fa il guru del come difendersi dagli attacchi della società plutocattooligogarchica, figurarsi se riesco a digerire un personaggio che pur essendomi simpatico (e non poco) di base, arrivato anche lui alla veneranda età di 34 anni ha deciso di ingurirsi e salire sullo scranno dei benpredicatori. Ma come posso farlo!
Pensate che mi riferisca al suo programma? Ma chi l'ha visto, roba da venticinquenni veri, parlo d'altro, parlo del suo libro. Ma per cortesia!!! Ma per carità!!! Anzi per dirlo all'andalusa, por la caridad!!!
Ho una naturale predisposizione positiva per Fabio Volo, lo ascolto da anni per radio e mi sta decisamente simpatico, anche se devo dire che lo preferivo nel suo periodo "cacca al diavolo fiori a Gesù" si quando gli scappò una bestemmia in diretta, mentre ora lo trovo un po' privo di fantasia e forse un po' scarico di idee. Ma non voglio parlare del suo Volo del Mattino, no, voglio parlare di "un posto nel mondo" il suo libro, un libro che più che un libro mi sembra una scorreggia del cervello di uno che, si ha fatto il panettiere, si ha fatto la fame, si ha dovuto cercarsi una strada magari a spintoni nel mondo dello spettacolo, si, si, si, si, si, ma che cazzo ogni mattina si alza e va in radio! Cazzo ne vuol sapere lui dello sporco mondo che c'è fuori? Che ne sa lui di uno che alle 7,30 del mattino (se dice bene) si sveglia, si mette in uniforme (giacca e cravatta) e va a lavorare? A combattere con il mercato che non compra, con una pressa che fa casino, con una cazzuola, con un ponteggio, con un progetto, ma che cazzo ne sa lui!
Mi ha colpito la storia del guidatore del tram. Io non mi sento un fottuto tranviere, ma porco cane sono io che decido come, quando e, soprattutto, perchè! Siamo bravi tutti a prendere, mollare tutto e "viaggiare", ma viaggiare per cosa? Non è la stessa cosa, non puoi trovare te stesso qui, a casa tua, non puoi decidere che è questa la tua vita? No perchè chi lo ha deciso è un diverso.
Caro Fabio Volo, tu vai in giro in vespetta perchè fa radical chic, io vado in giro in Polo perchè non ho i soldi per comprarmi una macchina più grande e Dio solo lo sa quanto la vorrei, ma non perchè voglio sembrare più fico, no! La vorrei perchè passo una vita in macchina e preferirei poter avere una macchina più confortevole piuttosto che una poletta.
E ora, chiudo perchè poi mi infervoro e non arrivo a nulla, vorrei spendere due parole su 'sta cazzo di storia dei Porcospini del cavolo.
Io credo che questa metafora sia piuttosto reale, decisamente simpatica, ma modestamente compresa. L'attuale interpretazione della metafora dei porcospini di Shopenhauer credo sia opera della Procter & Gamble o dell'Unilever, con la collaborazione dell'Enel, Acea, Candy, Philips... si perchè questa nuova interpretazione di questa modaiola metafora l'ho trovata non solo nel libro del Volo, ma anche in un paio di film, uno dei quali è il penultimo di Verdone, non me ne ricordo il titolo. Insomma, questa novella interpretazione vorrebbe i porcospini vivere in ambienti diversi, uscire dal loro ambiente e andarsi a stringere reciprocamente finchè non si fa sentire il dolore, per poi tornare ognuno a casa sua, ciò vuol dire che per vivere bene in coppia taluni esseri umani hanno bisogno di vivere separati, stringersi quando fa comodo per poi separarsi quando la situazione ritorna ad essere scomoda. Cosa c'entra la Procter & Gamble e compagnia bella? Beh se P è il Porcospino, A è l'ambiente, V sono le vettovaglie che consentono al porcospino di vivere possiamo scrivere che 2P=2A=2V ovvero tutto al doppio! Due case, due bisogni diversi da soddisfare, il doppio dei prodotti venduti! E andiamo! Io vi riporto qui di seguito il testo scritto da Shopenhauer e riportato nel Parerga e Paralipomena (II, 2, cap. 30, 396): Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione. Il filosofo parla di porcospini in ambienti diversi? Il filosofo si riferisce forse al fatto che ogni porcospino tornava nella sua tana? No il filosofo dice che gli esseri per poter convivere all'interno di una società (e la coppia è una società) devono trovare la "loro moderata distanza reciproca che rappresenta per loro la migliore posizione" null'altro di più, null'altro di meno. E questo non vuol dire che le persone trovano una migliore distanza vivendo separati, no! La definizione di coppia è: due persone, due animali o due cose uniti per uno scopo e considerati come un'unità organica (dizionario della lingua italiana Garzanti), ora la domanda che lancio è: può una coppia adulta definirsi come una unità organica se non trova la propria "moderata distanza reciproca" all'interno di un medesimo ambiente?

Signor Hood, viri di 33° ovest e mi svegli per il passaggio dell'Equatore.

sabato, luglio 22, 2006

Pome

Pomeriggio a casa mia in piscina con Gianfranco in posa plastico-statuaria...





















il cane beato corre nel giardino, io mi faccio il bagno finchè il cane non decide di andare a rompere le palle a Gianfranco...

















dopo una lotta dura all'ultima ciabatta Nelson e Gianfranco fanno finalmente pace :o)))































Cambi bordo signor Hood, nuova rotta 240° ovest.

Puta... che in greco vuol dire... (Una puttana!) Ma per piacere!

Stavo camminando su via cassia credo, o forse via salaria, insomma su una strada di un quartiere residenziale, stavo li, tranzollo tranzollo a passeggiare beatamente quando ad un certo punto vedo una mercedes con uno sportello aperto, era li, sulla mia strada, mi avvicino e vedo che dentro c'è una ragazza con cui ho una certa confidenza con un vestitino nero succinto, seduta quasi su un fianco, come a mostrare il sedere, che legge un giornale con fare distratto, voglio dire, sembrava una puta (- puta che in greco vuol dire... - una puttana! - ma per piacere! dialogo tratto dal film Mediterraneo) ecco insomma allora mi avvicino e la saluto e la tipa mi risaluta come se nulla fosse, le chiedo come mai quella macchina e lei mi dice che l'altra la usa solo per lavorare, dal che deduco, con grande sollievo, che non è li per lavorare, ma mi domando come le venga in mente di starsene così, in quel luogo, vestita in quella maniera, in quell'atteggiamento putesco, ma passo e vado. Ora mi chiedo... Beh... se si considera che per questa donna ho una certa stima e nutro un certo affetto, l'idea di averla sognata sotto le spoglie di una puttana non è ben gradevole, ma la cosa triste è che poi non era una puttana, era li a leggere il giornale ed ad aspettare chissà chi o chissà cosa, quindi se almeno l'avessi sognata come una vera professionista del sesso (del scesco) beh... voleva forse dire che me la vorrei tanto tanto trombare, ma così non è. Ma tutto sommato, quando mi sono svegliato ho pensato ancora a questo sogno e alla fine sono arrivato alla più benemerita delle conclusioni... ma sti cazzi!

Cambi bordo, Signor Hood, nuova rotta: nord-nord ovest, mi avvisi se c'è una nave in vista o se cambia il vento, mi ritiro nella mia cabina.

giovedì, luglio 20, 2006

Il signor Hood era un galantuomo

Vivo come un marziano, come un deragliato… sotto i tetti di Roma, figata poter vivere come un marziano sotto i tetti di Roma, come un deragliato, senza regole, senza doveri, senza dover far nulla, ma solo poter far tante cose, in fondo la vita andrebbe vissuta così da deragliati, senza rotaie che ti chiudono in un percorso già scritto, e De Gregori c’aveva visto giusto una volta di più, e poi come un marziano, uno non di questo mondo. Mio Nonno diceva sempre “cose dell’altro mondo” ma quale altro mondo? Quello altro nel senso di quello dove stanno quelli che non stanno più con noi, oppure l’altro nel senso di quello dove succedono le cose non di questo e quindi quelle cose che non essendo di questo non sono canonizzate? Ah se è così io mi sento proprio uno dell’altro mondo, mi dispiace per mio nonno che dicendo “cose dell’altro mondo” certo non voleva dire una cosa positiva, ma io in questo mondo non ci sto più, vivo come un deragliato sotto i tetti di Roma perdinci! E ora che arriva l’estate sicuramente l’altro mondo sarà ancora più mio, però è bruttissimo dire che vengo dall’altro mondo, sembro un fantasma, uno zombie, non mi piace dirò che vengo da… boh vengo da un altro mondo, meglio decisamente meglio, anche perché dire che vengo dall’altro mondo, oltre alle lugubri implicazioni ovviamente comporta il fatto che ci sono solo due mondi, questo e quell’altro, invece ce ne sono mille, ognuno per ogni stato d’animo, per ogni pensiero o desiderio. Desidero andare in quel mondo dove il desiderio è così forte da non poterlo controllare, dove poter prendere ciò che desidero senza paura di sentirmi giudicare o peggio di giudicare me stesso. Io desidero e quindi prendo. Ed in effetti quello che sto facendo in quest’ultimo periodo è essenzialmente questo, prendere ciò che desidero senza timore di ciò che accadrà, un po’ di sana incoscienza! Mi sento come un nero dopo la guerra di secessione… no, direi che l’esempio non calza, mi sento come un russo dopo la rivoluzione russa… naaa non mi piace, mi sento come un francese dopo quella francese tanto meno, diciamo che mi sento un marinaio che è ritornato per mare dopo tanto tempo sulla terra ferma, finalmente percepisco l’odore delle onde, la salsedine sulla pelle, il sole che picchia, ma, perché no, anche la pioggia, il vento freddo che sferza, le onde sempre più forti, ma sono emozioni santo cielo, sono emozioni vere, reali, decisamente potenti.

Facciamo vela signor Hood, facciamo vela verso Ovest.

domenica, giugno 25, 2006

due parole per sognare, si perchè ogni tanto bisogna pur dirsi due parole che ti fanno sognare, che ti fanno credere in qualcosa, che ti fanno dire CAZZO, due parole!
Eh ecco, forse questo blog avrebbe dobuto intitolarsi "due parole CAZZO due parole" e invece è venuto un titolo così, vabbè.
Visto che comunque sono decisamente una sega a fare le presentazioni dei blog, non che a fare i blog sia meglio, in ogni caso, visto che sono una sega, chi leggerà questo post sarà indulgente sulla scarsità di questa presentazione, d'altronde se non è indulgete è tanto peggio per lui!